Rete Sociale | Ddl sanzioni a violazione norme sugli affidi
17371
single,single-post,postid-17371,single-format-standard,cookies-not-set,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-title-hidden,wpb-js-composer js-comp-ver-4.5.2,vc_responsive

03 ago Ddl sanzioni a violazione norme sugli affidi

SENATO DELLA REPUBBLICA

DISEGNO DI LEGGE – D’INIZIATIVA DEL SENATORE LUCIO MALAN

Introduzione di sanzioni per la violazione della legge 1983 n. 184 “Diritto del minore ad una famiglia”

Onorevoli senatori! – l’art. 1 della legge del 4 maggio 1983 n. 184, (Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori), come modificata dalla legge del 28 marzo 2001 n. 149, stabilisce, da un lato, il diritto del minore a crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia e dall’altro l’obbligo dello Stato, Regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie competenze, di mettere in atto tutti gli interventi utili al fine di evitare e prevenire l’abbandono del minore da parte della propria famiglia. La norma prevede altresì che la durata dell’eventuale collocamento del minore fuori dalla propria famiglia abbia una durata massima di ventiquattro mesi. Tale termine è prorogabile qualora la sospensione dell’affidamento rechi pregiudizio al minore. Nel caso di provvedimento giudiziale, esso deve contenere le ragioni del collocamento, la durata, un progetto finalizzato al rientro del minore, l’ente incaricato ad attuare il progetto nonché l’obbligo del servizio sociale responsabile del progetto di segnalare ogni evento di particolare rilevanza ed a presentare una relazione semestrale sull’andamento del programma di assistenza, sulla sua presumibile ulteriore durata e sull’evoluzione delle condizioni di difficoltà del nucleo familiare di provenienza.

Al fine di garantire la trasparenza delle motivazioni giudiziarie che conducono ad un provvedimento di allontanamento del minore dalla propria famiglia ed altresì della consistenza del progetto a sostegno della famiglia di origine e l’individuazione del responsabile del progetto, la stessa legge, all’articolo 4 sancisce: «nel provvedimento di affidamento familiare devono essere indicate specificatamente le motivazioni di esso, nonché i tempi e i modi dell’esercizio dei poteri riconosciuti all’affidatario, e le modalità attraverso le quali i genitori e gli altri componenti il nucleo familiare possono mantenere i rapporti con il minore». La norma stabilisce poi che «deve altresì essere indicato il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma di assistenza, nonché la vigilanza durante l’affidamento con l’obbligo di tenere costantemente informati il giudice tutelare o il tribunale per i minorenni, a seconda che si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2» ed inoltre che «il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma di assistenza, nonché la vigilanza durante l’affidamento, deve riferire senza indugio al giudice tutelare o al tribunale per i minorenni del luogo in cui il minore si trova, a seconda che si tratti di provvedimento emesso ai sensi dei commi 1 o 2, ogni evento di particolare rilevanza ed è tenuto a presentare una relazione semestrale sull’andamento del programma di assistenza, sulla sua presumibile ulteriore durata e sull’evoluzione delle condizioni di difficoltà del nucleo familiare di provenienza.»

Continua a leggere qui.

TORNA INDIETRO